Scioglimento dei comuni per mafia, uno al mese in 34 anni di applicazione della legge

Dossier AP il male in comune

Era il 3 maggio del 1991, un venerdì, ricordato come il “venerdì nero di Taurianova”, una delle tappe più sanguinose ed agghiaccianti di una faida, uno scontro tra clan di ‘ndrangheta che alla fine costò 32 vittime.

Quel giorno morirono in quattro, sorpresi  in strada dai killer. Uno ancora agonizzante fu decapitato e la testa usata per fare tirassegno. Violenza senza limiti, esercitata o anche solo minacciata, comunque in grado di condizionare economia, istituzioni, la vita di intere comunità.

La “Legge 164 del 1991 – misure urgenti per lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali e degli organi di altri enti locali, conseguente e a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”- viene varata all’indomani di quella  terrificante manifestazione di  violenza della ndrangheta. E appare come una risposta dello Stato che, di lì a poco (in Sicilia, in Calabria, a Roma, Firenze e Milano) avrebbe  affrontato la sfida stragista.

Dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 sono stati 402 gli scioglimenti di Enti locali per infiltrazioni mafiose, decisi dal Consiglio dei ministri e promulgati da decreti del Presidente della Repubblica. Praticamente uno scioglimento al mese. E sono undici le regioni coinvolte da scioglimenti – che diventano tredici se si tiene conto delle verifiche concluse con un’archiviazione.

Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico ha illustrato i risultati  della ricerca «Il male in Comune», dedicato al fenomeno delle infiltrazioni mafiose, il report annuale, per «raccontare l’estensione e l’evoluzione di un’emergenza democratica che «mina le istituzioni l’economia e la fiducia dei cittadini nella Pubblica Amministrazione».

L’89% degli scioglimenti (360) si è verificato in Calabria, Campania e Sicilia. Percentuale che sale al 96% (386) se consideriamo anche la Puglia. Gli altri 16 scioglimenti sono avvenuti nel Lazio (5), Piemonte (3), Liguria (3), Basilicata (2), Lombardia (1), Emilia-Romagna (1) e Valle d’Aosta (1). In Sardegna e Veneto delle verifiche si sono concluse con l’archiviazione. Sono 34 le province coinvolte su tutto il territorio nazionale. In cinque di esse – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – si è verificato il 63% degli scioglimenti. Dei 294 Enti locali soggetti a scioglimento dal 1991 al 30 settembre 2025, 288 sono Comuni, i restanti 6 sono Aziende Sanitarie Provinciali.

«Dalla ricerca – ha spiegato il presidente di  Avviso  Pubblico  Roberto Montà – sono emersi dati importanti. Uno su tutti: un comune sciolto al mese», «Un dato, probabilmente sconosciuto alla maggioranza dell’opinione pubblica che, tuttavia, non può non destare una certa impressione, in quanto rivela il persistere di complicità e connivenze tra mondo criminale, politico e amministrativo, e dimostra in concreto il costante tentativo delle mafie di ritagliarsi un posto in prima fila nella corsa agli appalti e alla gestione dei servizi pubblici. Riteniamo che la riforma della normativa sugli scioglimenti dei consigli comunali e provinciali per infiltrazioni mafiose non sia più procrastinabile- ha concluso Montà-. È uno strumento che nel corso del tempo ha evidenziato dei limiti e, per questo, deve essere rinnovato. L’attuale impianto normativo può e deve essere migliorato, non cancellato. Non si  deve cedere alla tentazione di eliminare uno strumento di prevenzione e non di repressione che è stato pensato per spezzare il legame tra mafia, corruzione e politica. ».

Ma torniamo ai dati. Dopo un picco del numero di scioglimenti registrato nel primo triennio di applicazione della legge (1991/1993), con ben 76 scioglimenti decretati, per più di un decennio si sono registrati solo 61 provvedimenti(1994/2004). E poi, però,  su  un anno, nel 2005, è stato registrato anche un picco, ben 13 decreti di scioglimento. Nei sei anni seguenti (2006/ 2011) la media è tornata a diminuire con 40 provvedimenti in tutto. Dal 2012 a oggi l’andamento è più continuo, con due picchi – il 2012 e il triennio 2017/2019 – in cui la media ha superato il tetto record dei 20 scioglimenti l’anno.

Quando si legge che per 294 Enti Locali (288 Comuni e 6 aziende sanitarie provinciali) sono stati decretati 402 scioglimenti viene da chiedersi se non  sia stato compiuto un errore di  calcolo. In realtà il dato è  esatto, e racconta molto di più di altri  numeri, perché dal 1991 ad oggi è accaduto che uno stesso ente sia stato sciolto due o più volte. Circostanza che si è verificata  in 83 casi.

E non sono mancati casi davvero incredibili: un ente locale è stato sciolto cinque volte, 22 per tre volte, 60 due volte. Alla fine, sono 211 gli  enti sciolti una volta sola. Dal 2010 al 30 settembre 2025 sono state 59 le archiviazioni decise in mancanza dei presupposti di legge per lo scioglimento.

«Le indagini delle ventisei procure distrettuali, negli ultimi dieci anni hanno dimostrato come oggi le mafie, soprattutto nel centro nord, tendono sempre di più ad abbandonare il metodo della violenza e dell’intimidazione e a privilegiare la strada della collusione, della corruzione – ha ricordato il sostituto procuratore antimafia Salvatore Dolce -. E questo non è un caso. È ovvio che viaggiare sottotraccia, senza il clamore degli attentati, delle bombe e delle minacce aiuta moltissimo i clan. Per questa ragione – ha spiegato – è necessario tenere alta l’attenzione e lavorare per creare una zona sinergica, che coinvolga i cittadini e le associazioni come Avviso Pubblico».

«Complessivamente, ciò che più desta allarme – ha detto il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Giuseppe Busia -, è la crescente attitudine imprenditoriale delle organizzazioni mafiose, alle quali, sovente, l’aggiudicazione di appalti e la gestione di servizi pubblici consente di reinvestire i proventi illeciti delle attività criminali, con conseguenti ingenti danni al tessuto socioeconomico dei territori interessati. Le infiltrazioni mafiose nei Comuni costituiscono un risvolto oscuro e inquietante della realtà dei territori italiani -, ha concluso il Presidente dell’ Anticorruzione. Il coinvolgimento di Enti anche di grandi dimensioni, dove sempre più spesso si presenta la necessità di porre fine all’amministrazione eletta per avviare una fase di commissariamento, rappresenta un caso limite, il segnale di un fallimento, il sintomo di un pericoloso radicamento del crimine organizzato, un indizio evidente che la mafia è entrata nelle istituzioni».


https://www.liberainformazione.org/2025/12/02/un-comune-al-mese-sciolto-per-mafia-negli-ultimi-34-anni-in-italia/