C’è un problema di “radicalismo verbale” quando si fa un uso massiccio di slogan propagandistici, ripetendoli ossessivamente in modo che le “bufale” finiscono per sembrare vere.
I percorsi di legalità subiscono queste “verità rovesciate”, usate strumentalmente contro i magistrati che danno fastidio perché indipendenti rispetto ai potentati culturali, economici o politici. Gli attacchi contro questi magistrati scomodi, per delegittimarli, formano ormai un vasto catalogo.
Eccone alcuni esempi nel tempo: giustizialisti, forcaioli, toghe rosse, cancro da estirpare, golpisti, eversori, pazzi, maledetti nel Vangelo. La crisi di credibilità che oggi affligge la magistratura deriva anche da questo stillicidio organizzato di menzogne e insulti. Una crisi che induce a perseverare nel loro atteggiamento tutti coloro che mal sopportano i controlli di legalità, fino ai sempre verdi strateghi della difesa “dal” invece che “nel” processo, che aborrono il controllo di legalità, in una sorta di impropria riedizione del “processo di rottura” utilizzato da antitesi dello Stato come le Br.
Il Governo mostra i muscoli moltiplicando gli attacchi alla magistratura, sebbene preferisca parlare di “scontro” tra poteri dello Stato, per nascondere la sua idiosincrasia ai controlli.
L’insofferenza verso l’indipendente esercizio della giurisdizione registra una curva in ascesa. Nei due anni del Governo Meloni se ne registrano diversi esempi.
Primo. Questo Governo, appena insediato, ha soppresso per le opere del Pnrr il “controllo concomitante”, con cui la Corte dei Conti, già durante la realizzazione di un’opera, poteva verificarne lo sviluppo e il corretto impiego delle risorse pubbliche. Privata di questo controllo, la Corte dei Conti può intervenire solo ad opera conclusa, quando ormai il danno è fatto. Certo, senza il “controllo concomitante” l’opera pubblica potrà essere realizzata più in fretta. Ma ciò non andava ottenuto a scapito delle garanzie di legalità.
Secondo. La Corte dei Conti può condannare i funzionari pubblici a risarcire all’Erario i danni causati alla pubblica amministrazione con colpa grave o dolo. Durante il Covid una legge ha escluso per le condotte commissive la responsabilità per colpa grave, limitandola ai casi di dolo, posto che l’emergenza imponeva di agire in fretta anche a costo di qualche irregolarità. Lo stato di emergenza per il Covid è cessato il 21 marzo 2022. Ma il Governo ha prorogato per ben tre volte l’esclusione della responsabilità per colpa grave, portandola fino al 30 aprile 2025. Poi si vedrà… Per intanto vi è un chiaro indebolimento del sistema risarcitorio e delle garanzie amministrative.
Terzo. L’articolo 323 del codice penale sanzionava principalmente il pubblico ufficiale che, nello svolgimento delle sue funzioni, si procurava un vantaggio patrimoniale ingiusto. Nel 2024 il Governo Meloni ha abrogato questa norma, togliendo ai giudici penali un altro strumento importante per la correttezza amministrativa. E ciò sebbene l’Unione Europea avesse ripetutamente richiesto agli Stati membri di rafforzare le norme a tutela della legalità.
Quarto. Per certe controversie sui migranti vari Tribunali hanno dato torto al Governo. Questo ha reagito trasferendo la competenza alle Corti d’Appello, sperando che queste gli fossero più favorevoli. In tal modo ha offeso sia i Tribunali, accusandoli di non essere imparziali, sia le Corti d’Appello, facendole sembrare più acquiescenti al Governo. E ha seppellito la regola, fondamentale in ogni Stato di diritto, per cui il giudice non può essere scelto da una parte in causa.
Quinto. Il Governo Meloni insiste sulla separazione delle carriere. Con buona pace del ministro Nordio si tratta di un’iniziativa inutile per quanto riguarda la giustizia e, in realtà, destinata a portare inevitabilmente i PM sotto il controllo politico del potere esecutivo, minando fortemente la loro indipendenza.
Uno Stato è lo specchio della sua magistratura. Se si avvilisce la magistratura, si avvilisce lo Stato. Con lo sciopero di giovedì per la Costituzione i giudici hanno inteso opporsi a tale avvilimento. Ora tocca al Governo. Ma con onestà d’intenti.
Fonte: La Stampa



