
Le tante contraddizioni di Gela
sembrano già riassunte da un fugace sguardo al perimetro circostante
il locale commissariato della Polizia di Stato: di fronte ad un
presidio dello Stato, efficiente ed architettonicamente curato,
infatti, si erge, in tutta la sua estensione, uno scheletro di ferro
e cemento che, almeno stando all’intento espresso dagli ideatori del
progetto, intenzionati a ricavarne un grande centro per uffici ed
attività commerciali, avrebbe dovuto rappresentare, una volta
concluso, un ideale messaggio di sviluppo per la città e,
soprattutto, per il quartiere, periferico non solo sul piano urbano.
Varcata la soglia di ingresso, e dopo
una breve attesa di routine, riesco ad interloquire con l’attuale
capo della Squadra Mobile di Caltanissetta, Giovanni Giudice.
Tralasciando ogni introduzione di
sorta, dottor Giudice, anche alla luce della recente relazione della
Dia di Caltanissetta, mi interessava sapere se, a vostro avviso, sono
presenti sul territorio gelese veri rappresentati, ancora in libertà,
dei boss detenuti?
Io, allo stato attuale, mi sento di
escludere assolutamente una simile eventualità; Gela, in realtà, si
caratterizza, oggi, per il predominio di un nuovo, e spesso poco
prevedibile, magma criminale capace di travolgere le tradizionali
convenzioni predominanti entro i due organigrammi della criminalità
organizzata locale: e di certo un simile status quo ci favorisce ben
poco, diventa sempre più difficile prevedere mosse e volontà di
vari cani sciolti.
Cosa temete maggiormente?
La nostra principale preoccupazione
concerne il costante aumento dei reati commessi da minori, non più,
ovviamente, esecutori esclusivi degli ordini dei clan, ma, in verità,
convinti “imprenditori” di sé stessi; purtroppo anche le remore
morali continuano a sciogliersi al pari di neve al sole, tutto per
loro sembra possibile: senza trascurare, ovviamente, la rioccupazione
del “campo di battaglia” da parte di giovani rampolli delle
famiglie mafiose, il recente tentato omicidio di Emanuele Rocco
Argenti sta lì a dimostrarla.
Quindi i giovani sono da osservare con
particolare attenzione, a questi si affiancano altre fonti di
pericolo?
In realtà i rischi si annidano nella
quotidianità: soprattutto in tempi di crisi economica, le emergenze
si moltiplicano, per tale ragione bisogna sempre stare vigili; le
organizzazioni criminali approfittano di questi periodi allo scopo di
individuare settori più facilmente infiltrabili, non è un caso, ad
esempio, se le truffe finanziarie aumentano: purtroppo non esistono
“territori vergini”, anche le stesse associazioni antiracket, da
sempre attive sul territorio, sotto la guida in particolare di quella
gelese, non sono immuni da illegittime invasioni, si pensi
all’arresto dell’imprenditore Nicola Interlici o ai fatti legati alla
figura di Stefano Italiano.
Un altro aspetto che mi interesserebbe
approfondire: temente la presenza di personalità “spurie” in
corsa per l’accesso al civico consesso?
Ci risulta che alcuni personaggi stanno
già elaborando personali piani per tentare la scalata al consiglio
comunale, non si tratta, attenzione, di mafiosi, bensì di individui,
magari imparentati con gruppi familiari a dir poco “chiacchierati”,
intenzionati ad ottenere ogni tipo di sostegno all’interno della
cerchia di conoscenze; è molto importante, dunque, la selezione a
monte che dovrà essere svolta dalle forze politiche in campo, onde
evitare sgradevoli ripercussioni che andrebbero a colpire, per primi,
gli stessi gelesi.
Politica e costanti ambivalenze,
quindi, ma c’è dell’altro?
Le organizzazioni criminali gelesi, si
badi bene, hanno praticamente deposto le armi, anche a causa
dell’instancabile azione di contrasto portata avanti da tutte le
forze dell’ordine: non si può più parlare, infatti, di stidda e
cosa nostra alla stregua di cosche dalla spiccata tendenza militare;
oggi, invece, tali entità si dedicano agli affari, meglio se edili;
in un territorio di certo non prospero sul piano economico, infatti,
continuano a crescere aziende, di ridotte dimensioni e non solo,
spesso fondate grazie a capitali difficili da analizzare e dalla
misteriosa origine: un giovane imprenditore come Sandro Missuto,
indagato nell’ambito del procedimento “Cerberus”, non sfugge a
questa regola.
Qual è il vostro auspicio?
Personalmente mi auguro che gli stessi
amministratori della città si adoperino per garantire un rilancio
dell’economia, finalizzata, ovviamente, al pieno sviluppo, senza
trascurare la formazione sociale e culturale, condizioni che potranno
attuarsi, però, evitando ogni tipo di accondiscendenza verso
condotte o progetti discutibili: così facendo i gelesi potranno
raggiungere una libertà che gli è stata, fino ad ora, negata.



