Rendendo dichiarazioni spontanee, all’udienza del 10 gennaio nel
processo per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo ha
affermato di non essere “un collaboratore”, Giuseppe Graviano, il boss
stragista capo del mandamento mafioso palermitano di Brancaccio. Ma ha aggiunto di non poter
rispondere a domande riguardanti il proprio ruolo in Cosa nostra nel
1993: “Sono venuti i pm, a interrogarmi, ho indagini in corso. Non so se
in questi casi si dice promessa e insomma non posso rispondere”. Un messaggio nemmeno tanto
velato. Graviano ha anche rassicurato a il padrino suo amico Matteo
Messina Denaro latitante da 18 anni, “Non lo conosco…” ha detto ai
magistrati.
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