
“Siamo stati costretti a chiudere le trasmissioni perché ce lo
impone la legge sulla par condicio...”, così stanno piagnucolando i
censori per giustificare un atto di squadrismo politico e mediatico che
non ha precedenti. Bugiardi e ipocriti! Se la legge avesse mai detto
questo perché nel precedente decennio non è mai accaduta una simile
porcata? Per quali ragioni sotto tiro sono finite quasi tutte quelle
trasmissioni delle quali il sultano aveva più volte invocato la
soppressione? Del resto in tutti i paesi europei esistono norme tese ad
assicurare un minimo di pari opportunità tra tutte le forze politiche
almeno durante le campagne elettorali, al contrario invece quello che
proprio non esiste è il conflitto di interessi che sta minando
l’ordinamento democratico.
In altre parole se decidessimo di
abrogare il conflitto di interessi, magari fosse!, la par condicio
quasi automaticamente decadrebbe, se invece decidessimo di abrogare la
par condicio il conflitto di interessi non solo resterebbe ma potrebbe
assumere, se possibile, forme ancora più bestiali.
Di fronte alla
forbice del censore, tuttavia, non possiamo limitarci alla indignazione
o alla protesta, pur sacrosanta, davanti alle sedi della Rai.
Questa volta dobbiamo cercare di far ammattire il censore e di bucare in tutti i modi l’oscurità che vorrebbero imporci.
Direttori,
autori, giornalisti, almeno quelli che non scodinzolano, debbono
provarle tutte per andare in onda, magari fingendo di allestire un
programma dedicato al cucito,alle ricette della nonna, o alle
barzellette che si raccontavano sotto il fascismo, quando appunto si
doveva tacere e ubbidire.
Questa volta non bisognerà tacere né
obbedire all’ordine ingiusto, questa volta sarà doveroso obbedire solo
e soltanto alla Costituzione e alla legge e ribellarsi invece al
comando ingiusto di quel gruppo di disobbedienti incivili che vorrebbe
colpire a morte lo stato di diritto e la legalità repubblicana.
Chiunque
proverà a beffare il censore troverà il sostegno di Articolo21 e dei
suoli legali guidati da Domenico D’Amati che, sabato scorso a piazza
del popolo, ci ha regalato una vero e proprio atto d’amore nei
confronti della legalità e della libertà.
Michele Santoro,
infine, ha proposto di organizzare una grande trasmissione pubblica,
magari in piazza, dedicata all’articolo 21 della Costituzione.
Ci
sembra una idea bellissima, ci piacerebbe che su quel palco, almeno
idealmente, ci fossero non solo i giornalisti e gli autori cancellati,
ma anche tutti quei cittadini, quei movimenti, quelle associazioni che
già sono stai cancellati perché si occupano dei tempi e delle persone
che non piacciono ai censori e al loro capo supremo.
Dove sarà
mai trasmessa una simile puntata? In primo luogo bisognerà impegnarsi
perché sia trasmessa dalla Rai, bisognerà farsi dire di no, senza
rinunciare prima. Poi, come ha proposto anche il Popolo Viola, daremo
vita ad un grande network popolare che metta insieme non solo radio e
tv locali, ma anche la rete, siti, blog, giornali, persino lenzuolate,
letture collettive, giornali, messaggi letti da protagonisti dello
spettacolo e della cultura.
L’estremo atto di oltraggio e di
violenza deve essere rovesciato nel suo contrario: l’avvio di un moto
travolgente, composto da mille colori, e che non si arresterà sino a
quando il censore non avrà deposto le forbici e non avrà imboccato, non
diciamo la strada dell’esilio, ma almeno quella del ritorno a casa e
delle dimissioni da ogni carica pubblica.



