Un’occasione persa due volte

S’era detto: fermatevi, ridiscutiamo tutto, non peggioriamo le norme antimafia in vigore con un Codice raffazzonato e contradditorio. Ma il governo non ha voluto seguire questo consiglio che dalle associazioni, da Libera, dai sindacati, dai magistrati si era levata nelle scorse settimane. Così si è persa una occasione, come viene sottolineato nelle pagine da vari esperti del settore. Poi il Consiglio dei ministri del 3 agosto scorso, ha deliberato di varare ugualmente il Codice antimafia su delega del Parlamento entro il 7 settembre, ma stralciando i primi 10 articoli, tutti quelli che riguardavano il Codice Penale nella legislazione antimafia, dalla natura del reato al 416 bis. Bene, si è evitato un danno profondo, il rischio di snaturare e depotenziare il processo per reati mafiosi. Ma il governo ha deciso di mantenere l’altra parte del neonato Codice Antimafia che interviene nel Codice sulle misure di prevenzione e quindi anche sul sequestro dei beni mafiosi.

E qui non si è persa solo un’altra occasione: si è fatto di peggio, mantenendo intatta quella filosofia del governo che, in poche parole, vede la confisca non come riconsegna alla collettività, riutilizzo ed investimento sui beni sequestrati alle mafie; ma come liquidazione dei beni confiscati, come se fossero frutto di un fallimento, più che di reati criminali e soprusi socio-economici ai danni della collettività. Solo in questa ottica si possono infatti interpretare il limite di tempo imposto all’iter di sequestro, confisca ed assegnazione dei beni sottratti alle mafie ( i famosi 18 mesi prorogabili, ma non oltre un altro anno) e l’introduzione della vendita dei beni stessi se non si riesce ad assegnarli. Un modo per peggiorare l’iter di confisca dei beni mafiosi, una logica che va contro le centinaia di migliaia e migliaia di firme che furono raccolte anni fa tra i cittadini per ottenere la legge che sottrae ai mafiosi e criminali i beni precedentemente rubati con violenza alla società. Quindi invece che migliorare e potenziare la legge sui riutilizzo sociale delle confische, si finisce per fare un altro favore alle mafie.

In sintesi: non hanno voluto sentire la voce di chi, nella società e dalla Commissione giustizia del Parlamento, chiedeva di fermarsi e ridiscutere il Codice Antimafia; hanno tolto quel che rendeva ingovernabile il processo e che proprio non poteva passare il vaglio del buon senso e del processo; hanno mantenuto la parte della confisca peggiorando l’attuale legge. In tutto hanno accettato solo 11 dei 49 suggerimenti di modifica sostanziali proposti dal Parlamento e da tutte le forze politiche. Peggio di così un governo forse non poteva fare. Resta da sperare che entro il 7 settembre possano cambiare alcune di queste norme peggiorative. Anche per questo ospitiamo in questo numero speciale di Libera Informazione ipotesi ed interpretazioni, suggerimenti e critiche da esperti e magistrati. Altrimenti non resterà che chiedere a quelle forze politiche che avevano fatto i suggerimenti migliorativi e soppressivi delle parti negative (votate per altro da gran parte dei partiti presenti nella commissione giustizia), di redigere un Ddl (Disegno di Legge) specifico da portare al più presto all’approvazione del Parlamento, dopo l’ampia consultazione di magistrati, associazioni ed operatori del settore (tra i quali Libera). Per trasformare questo codice antimafia governativo in un vero Codice Antimafia, presidio di Legalità e della Giustizia.