
Venerdì il web protesterà,
oscurandosi, zittendosi. Dopo l’esperienza di contrasto al ddl Alfano
che ha portato migliaia di persone in piazza Navona la scorsa
settimana, un’iniziativa comune fra Lettera 22, Reporter Senza Rete
e Articolo 21 lancia per venerdì, 9 luglio, “La giornata del
silenzio della rete”. Non il culmine di un progetto di lotta al ddl
Alfano, ma una tappa preziosa prima di un intensificarsi di eventi
che combatteranno il disegno di legge del governo. Alla base della
giornata rimane la volontà, netta, di coinvolgere un mondo e un tipo
di informazione, quella web che oltre a rappresentare una categoria
nuova risulta essere anche quella meno tutelata, spesso per via del
suo essere informale. «Non pubblicheremo- dichiarano gli
organizzatori- nulla il giorno 9 se non le nostre considerazioni
sulla legge bavaglio. In questo modo sarà chiaro che anche realtà
minori o poco conosciute, alternative e diversificate ma di qualità,
sono buona parte della spina dorsale dell’informazione in
Italia, dove non esistono solo grandi quotidiani o grandi reti
televisive». Un grande blackout della rete, con le luci accese solo
in direzione del nemico numero uno, il bavaglio.
Oggi alla Camera è stata presentata
l’iniziativa, aperta dall’onorevole Giulietti, portavoce di
Articolo21 che subito, prima di esordire ha voluto puntualizzare:
«Non siamo qui per discutere le modalità di sciopero, che spettano
al sindacato, siamo qui per ribadire anche in un contesto come quello
della rete la necessità di andare contro a una legge dannosa e
pericolosa». Il riferimento di Giulietti alla libertà di stampa
tocca anche le recenti dichiarazioni del presidente della Camera Fini
che ha dichiarato che “non c’è mai troppa libertà di stampa”,
ponendosi di fatto in antitesi con le frasi del premier. Il portavoce
di Articolo 21 coglie anche l’occasione per rilanciare la protesta:
«Non finisce tutto con il 9, anzi mi auguro che l’FNSI convochi
tutti quanti hanno partecipato al 1 luglio per discutere altre
modalità di lotta e di protesta. Insieme».
Andrea Giordana di Lettera 22, trai
promotori dell’iniziativa ha spiegato la necessità dello sciopero:
«Il giornalismo è cambiato, manifestare per la rete significa anche
capire quali ripercussioni la rete rischierà. La crescita di questi
media imporrà certo un bavaglio, per questo scioperiamo, in maniera
propositiva portando in luce il tema con un articolo ad hoc sul ddl».
Concorda anche Giorgio Santelli, in rappresentanza di Reporter senza
Rete: «Bisogna dare valore alla rete. Perché uno sciopero con un
articolo sul ddl? Perché di fatto è ancora un tema mancante».
Molte le adesioni e le voci che danno
sostegno allo sciopero pur dichiarando la necessità di continuare
anche più avanti le lotte, magari cercando di adattare alla
specificità dei media i modelli di contestazione. Ma senza
rinunciare alla “normalità” dello sciopero, come sottolinea
Vittorio Di Trapani dell’USIGRAI: «Riutilizzare la normalità di un
linguaggio di contestazione, tramite lo sciopero, è un modo ottimo
di rompere il silenzio. Poi si va avanti, verso nuove proteste». E
venerdì 9 anche il nostro osservatorio, Libera Informazione,
parteciperà, venerdì, alla mobilitazione, aderendo con il suo sito
al silenzio della rete.



